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MANIFESTAZIONE REGIONALE CONTRO LE VIOLENZE FASCISTE
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Al Ministro degli Interni Al Governatore della Regione Toscana
Al Ministro della Difesa Al Presidente della Provincia di Lucca
Al Commissario Straordinario
del Comune di Lucca
Al Prefetto di Lucca



Esistono valori che sono alla base di ogni forma di convivenza civile. Sono valori di eguaglianza, libertà, rispetto della persona.
Esistono principi sui quali è stata fondata la nostra Carta Costituzionale. Parlano di solidarietà, di pari dignità, di sviluppo della persona umana, di tutela dei più deboli, di ripudio della violenza, di libertà di espressione.
Senza il loro rispetto non potremmo definire la nostra una democrazia.
Per questo motivo a nessuno è dato negarli o conculcare i diritti che ne discendono.

Purtroppo, nella nostra città non è sempre così. Nella nostra città operano gruppi organizzati che professano ideologie aberranti, condannate dalla storia e dalla coscienza dell'umanità. Gruppi che si richiamano apertamente al nazismo, che si fregiano di essere razzisti, che si vantano di fare della pratica della violenza il proprio credo. Gruppi dediti unicamente alla prevaricazione ed alla discriminazione nei confronti di tutti coloro che ritengono diversi: per colore della pelle, per idee, per scelta di vita. Gruppi che praticano, come unica forma di espressione politica, la minaccia, l'intimidazione e l'aggressione fisica dei propri avversari.

Forse questa è una situazione che non riguarda solamente Lucca; forse coinvolge l'intero Paese e va oltre gli stessi confini nazionali. La disattenzione nei confronti dei rigurgiti di un passato che sembrava sepolto per sempre, l'affievolirsi della memoria e la pigrizia dell'indignazione ci hanno condotti a sottovalutare l'insorgere di questi fenomeni ed a confondere l'indifferenza con la tolleranza.

Ma a Lucca succede qualcosa di più. E lo si comprende molto bene leggendo l'elenco di quanto successo in questi ultimi anni.
La matrice degli episodi è chiara e va ricercata nelle formazioni di estrema destra neo-nazista che a Lucca si sono radicate.
Quelli che vengono riportati sono gli esempi più eclatanti tra i tanti accaduti. Quelli noti, perchè molti sono rimasti sepolti dal silenzio della paura. Espressione tutti di una situazione di violenza quotidiana che ha ristretto, fino quasi ad annullarli, gli spazi di espressione politica e di vita sociale dei giovani della nostra città. Soprattutto dei giovani, che sono le prime vittime e le più indifese: è diventato pericoloso andare a scuola, frequentare le vie del centro cittadino, gli spalti dello stadio. E' diventato impossibile esprimere le proprie opinioni politiche o svolgere attività di carattere sociale. Vere e proprie ronde pattugliano la città e basta avere l'abbigliamento sbagliato o essere individuato dal branco come "nemico", per diventare vittima di un'aggressione e di un pestaggio.

Questo stato di cose deve cessare.

Riteniamo che sottovalutare i pericoli che ne derivano sia un errore imperdonabile e che competa a tutti l'impegno a ricostruire nella nostra città un clima di convivenza sereno, democratico, ispirato ad una cultura positiva di solidarietà e di accoglienza.

Alle Istituzioni Locali chiediamo di non ripetere gli errori del passato che hanno ridotto al silenzio le associazioni giovanili democratiche per consegnare le piazze ai gruppi neo-nazisti; ma che al contrario vengano ripristinati spazi adeguati che possano diventare centri di aggregazione e socializzazione per i giovani, tornando a dare riconoscimento e voce alle loro libere associazioni.

A Lei, Signor Ministro, chiediamo che le forze dell'ordine, troppo spesso e troppo a lungo indifferenti a quanto accadeva, tornino a svolgere appieno il loro compito di tutelare e garantire l'incolumità fisica dei cittadini ed il libero esercizio dei diritti democratici. Che si intervenga a ricercare e perseguire i responsabili e che si impedisca ai loro emuli di rinnovarne le imprese. Che la legalità e la sicurezza tornino ad essere la normalità del vivere in questa città.


COMITATO GENITORI "FERMIAMO LA VIOLENZA"